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Un raggio di luce nelle tenebre
Contro i Bulls, Bargnani ha segnato 28 punti nella vittoria per 134-129. Nemmeno Chicago, dunque, è riuscita a risolvere il Bargnigma, esattamene come nell’altra gara disputata in quel di gennaio. Poco dopo, è stato quasi naturale per Andrea registrare un career high da 31 punti.
Ma la vittoria contro i Bulls, che valse il settimo posto nella griglia playoff, era arrivata troppo tardi: l’unica franchigia canadese della NBA aveva mancato la post season di 6 vittorie, dopo aver disputato per due stagioni consecutive i playoff.
“Tante piccole cose non sono andate nel verso giusto“, ha detto Calderon. Dopotutto, forse, non erano poi così piccole. Tra le tante, l’esperimento fallito con Jermaine O’Neal, i numerosi infortuni e le deprecabili prestazioni in campo. Anche il cocco dei media Chris Bosh non è stato risparmiato quando la sua ex-ragazza aveva sporto denuncia contro di lui poichè non pagava gli alimenti del loro figlio minore.
Barlume di speranza nelle tenebre
Un barlume di speranza nella disastrosa annata di Toronto è stata l’esplosione di Andrea Bargnani: “Il rendimento di Andrea negli ultimi tre mesi è stato quello che avevamo sempre sognato“, ha detto l’uomo che lo ha scoperto, Maurizio Gherardhini. Il braccio destro del GM Bryan Colangelo incappò in un Bargnani 16enne, al tempo militante nella Stella Azzurra di Roma. Lì, vide un adolescente con grande personalità che dominava i campionati minori e si guadagnava la convocazione nella nazionale italiana junior, dove era stato soprannominato “Big Bargna”. Gherardhini spinse poi Andrea alla Benetton Treviso, dove la giovane ala non tardò a trasformarsi in uno dei più grandi talenti in Europa, sotto la guida di Ettore Messina.
Bargnani ha vinto due Coppe Italia con la Benetton Treviso ed ha contribuito attivamente nel 2006 al sesto ed ultimo titolo nazionale dei trevigiani, con 15,3 punti e 7,1 rimbalzi per gara, a soli 19 anni vincendo anche, nello stesso anno, il premio come miglior giovane giocatore dell’Euroleaga.
Ovviamente, appena sbarcato in America le aspettative erano enormi per Andrea, considerato il più grande talento prodotto dalla pallacanestro italiana dai tempi del leggendario Dino Meneghin. Gherardini si era trasferito a Toronto, grazie all’antica amicizia che lo legava a Colangelo, all’inizio dell’estate 2006. E qualche settimana dopo, Andrea lo aveva seguito in Canada, divenendo il primo giocatore europeo ad essere scelto con la pick numero 1. Ma era stato quello sbagliato?
Durante la seconda, orribile, stagione di Bargnani, qualcuno lo paragonò a Matt Bonner, grande specialista, incredibile tiratore ma senza nessuna vera abilità difensiva; almeno, però, nessuno poteva negare che il ragazzo si estraniasse dalla lotta. Un tifoso dei Raptors un po’ umoristicamente scrisse, su un forum, di volere una fusione di Bargnani e Bonner: “Mattdrea Bongnani, micidiale da tre punti, gran lavoratore, buon trattatore di palla, catturatore di rimbalzi nonchè mangiatore di ravioli“.
Colpito e affondato
Bargnani è stato profondamente colpito dalle critiche e, ancora oggi, non ha mai perdonato i giornalisti per i tanti pezzi critici scritti su di lui in patria. “Il suo rapporto con i media italiana è orribile“, ha dichiarato la giornalista nostrana Chiara Zanini. Bargnani raramente concede interviste ai suoi compatrioti. Lei vide lo vide per la prima volta all’età di 14 anni, mentre Andrea giocava un torneo con la nazionale italiana giovanile a Milano; la giornalista giunse durante il secondo tempo della partita contro il Venezuela e ricorda esattamente le prime giocate live della stella dei Raptors: “Fece tutto da solo, con un parziale di 16 punti in 4 minuti” ci confida la Zanini che, da allora, ha sempre seguito la carriera di Andrea. Anche durante il terribile anno da Sophomore, di tanto in tanto rilasciava interviste s Chiara: “l’orgoglio di Andrea gioca un ruolo fondamentale; da giovane ha vinto tutto e, di conseguenza, non sa cosa sia la sconfitta“. E da Toronto in avanti, l’ala ha cominciato a perdere quella fiducia che all’inizio tanto aveva eccitato la dirigenza dei Raptors: “Gli atleti italiani sono tra i più viziati al mondo“, aggiunge la Zanini, “rovinati dalla dolce vita italiana e dallo stato VIP di cui godono ovunque ogni volta che tornano a casa“. Immaginate Andrea aggirarsi nei pressi di Treviso alla guida di una grande BMW, magari in compagnia di una bella donna. “Andrea è il tipico italiano a cui manca la pasta ed ha bisogno di tornare a casa dai suoi amici, perché è sicuro che nessun altro riuscirebbe a capirlo“, aggiunge la Zanini; una volta colpito dalle critiche, Andrea chiude tutto il mondo fuori dalla stanza.
(Traduzione italiana a cura di Aljosa Vella)








