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Bargnani and the city which doesn’t need anything

Anche nell’anno da Rookie, Bargnani era rimasto isolato dalla maggior parte della squadra; trascorreva il tempo soprattutto con lo spagnolo Jorge Garbajosa, vecchio compagno di squadra ai tempi di Treviso e unico a masticare un po’ di italiano. A casa, l’appassionato di calcio guardava via satellite le partite della sua Lazio, sentendosi un po’ meno lontano da casa.
La Zanini ha raccontato che sia Marco Belinelli a San Francisco che Danilo Gallinari a New York hanno affrontato in maniera completamente opposta la loro avventura al di fuori dell’Italia: “Loro sono figli della globalizzazione, hanno sempre sognato di vivere negli Stati Uniti“. Ma a differenza loro, Bargnani viene da Roma, la Città Eterna, quella che, come dicono gli americani, “doesn’t need anything”. E’ normale per Andrea provare scarso interesse verso la sua nuova casa di Toronto, nonostante tanti immigrati lì abbiano lasciato il segno e, tra i 2,5 milioni di abitanti di Toronto, circa 200.000 siano madrelingua italiani. Toronto, inoltre, ha sempre recitato un ruolo di primo piano nel basket professionistico italiano: nel 1946, infatti, l’italo-canadese Henry Biasatti è stato il primo giocatore straniero di basket a diventare professionista negli Stati Uniti, giocando con i Toronto Husky nella BAA; nel 1995, poi, i Raptors firmarono Vincenzo Esposito. Ma sia Esposito e che Stefano Rusconi, approdato ai Phoenix Suns nel 1995, dovevano essere il modello a cui Bargnani non si sarebbe dovuto ispirare, secondo la Zanini: “Sono stati i perfetti esempi di atleti italiani che non hanno combinato nulla all’estero, proprio perché sentivano “saudade” della ‘La Dolce Vita’“; il Diablo, infatti, veniva scarrozzato in giro per Toronto dalla ragazza, perché aveva troppa paura di guidare da solo o di mettere benzina. E i generosi Suns elargirono a “Rusco” un contratto di tre anni che, in Italia, destò infinite risa in quanto tutti, nel Bel Paese, erano a conoscenza dell’etica del lavoro alquanto lassista del centro. Rusconi fu colpito a Phoenix dalla nostalgia di casa e lasciò la Nba dopo aver giocato solo sette volte in maglia Suns. Entrambi, Esposito (39 anni) e Rusconi (41), hanno ancora sgranchito le gambe nell’ultima stagione -, pur ripensando spesso a “ciò che sarebbe potuto essere”.

Andrea e la coltre di sicurezza

Certo, il solo confronto possibile tra Andrea Bargnani ed il duo Esposito-Rusconi è sulla mentalità italiana - non certo sulle capacità cestistiche; Chiara Zanini è convinta di come il lento ambientamento nel nuovo mondo abbia influito sullo sviluppo del potenziale di Andrea.

Il momento decisivo è stata l’estate 2008: Jermaine O’Neal arriva a Toronto come nuovo centro, segno chiaro ed inequivocabile del fallimento di Andrea; l’ex trevigiano ha subito realizzato in fretta che poteva essere relegato ad un ruolo di secondo piano alle spalle di O’Neal e Bosh e così, giusto per iniziare, si è presentato al training campo ad Ottawa con quasi otto chili in più. Durante le vacanze, Andrea aveva aggiunto massa muscolare e si era messo a completa disposizione dell’assistente Coach dei Raptors Gordon Herbert: per la prima volta, Bargnani sembrava finalmente pronto a dire la sua sotto i tabelloni americani: “L’ho sfiancato durante gli allenamenti, per vedere come avrebbe reagito“, ha dichiarato un soddisfatto O’Neal. “E non ha avuto paura“. E l’Head Coach Sam Mitchell aveva lanciato un messaggio chiaro: niente tiri da 3. “Nè prima, nè durante, nè dopo gli allenamenti; insomma, mai” ha detto Mitchell. Era quasi come portare via la coperta a Linus.

Ed Andrea non avrebbe consentito a nessuno di levargli la sua arma preferita: l’ultima stagione ha tirato 3,7 volte per gara con un ottimo 41%; Bargnani ha abbandonato i blocchi per tornare ad essere un’ala a tempo pieno dopo il licenziamento di Mitchell, con il quale il lungo italiano non è mai andato troppo d’accordo. “Adesso gioca con più fiducia e semplicità” ha detto Gherardini dopo il cambio in panchina.

Ora che il punto interrogativo sull’allenatore è stato tolto con l’estensione del contratto di Jay Triano, la questione principale rimane il futuro di Bargnani: Andrea sembra non gradire il ruolo di centro sin quando Chris Bosh sarà a Toronto. “Devo solo fare del mio meglio, on ho la sfera magica“. Dall’enigma romano, bisogna aspettarsi di tutto.

Traduzione italiana a cura di Aljosa Vella

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