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World B Free–Un Principe a Mezz’aria Capitolo III
Chi è stato il miglior giocatore che hai affrontato? Hai detto che MJ ti ha elencato come uno degli avversari più difficili contro cui ha giocato, quali sono i tuoi?
George “Iceman” Gervin è stato uno dei migliori giocatori che io abbia mai affrontato. Quando rollava, ovvero ogni partita, poteva segnarti anche 50 punti in faccia - senza praticamente lasciar trasparire alcuna goccia di sudore sul corpo: questo è il motivo per cui lo chiamano “The Iceman”. Mi ricordo che, a tale proposito, una volta gli chiesi delucidazioni e lui mi disse: ‘World, ne ho appena segnati 60 e non sono nemmeno sudato.’ (Ride)
Che significa la tua affermazione “i passaggi non sono pagati”.
Uhh, l’ho ascoltata la prima volta da Fred Carter. Quando ero un rookie lui è venuto da me dicendomi: Rook, lascia che ti dica qualcosa. In questo campionato, i passaggi non sono pagati. E questo mi bloccava non appena calpestavo un campo di pallacanestro. Non era una mia teoria, però. Lo è divenuta col tempo. Potrebbero esserci tranquillamente cinque ragazzi liberi, e lui ancora oggi non gli passerebbe la palla. (ride)
Quanta fiducia avevi, quando giocavi?
Molta. Sapevo che avrei potuto prendermi un tiro contro chiunque su un campo da basket, grazie alla mia elevazione e alle mie abilità in palleggio. Potevo andare indifferentemente a sinistra o a destra. Avevo molta fiducia nel mio gioco offensivo.
Se pensi alla tua carriera, sei stato un All Star ed una delle più grandi stelle della NBA. Hai qualche rammarico? Pensi di essere stato capito dai fan e dai media nel modo in cui avresti voluto?
Non ho rimpianti. Se dovessi fare tutto da capo, credimi, rifarei tutto esattamente alla stessa maniera, perché so in che modo ho aiutato gente come Michael Jordan, Allen Iverson o Magic Johnson a diventare quello che sono. Anche se magari non lo ammeteranno mai. Ma il motivo per cui lo dico è che quando io tiravo 20 volte a partita, mi davano dello sparatutto. Oggi ragazzi come i 3 sopracitati tirano anche 30 o 40 volte per gara e sono chiamati grandi giocatori perché segnano 25 punti di media. E questo li aiuta ad uscire dall’anonimato e gli evita il pericolo incombente di essere chiamati sparatutto, come me ai tempi. Io ho contribuito alla causa e mi sento decisamente soddisfatto.
Dici di non avere alcun rammarico per la tua carriera… a me sai cosa mi dispiacerebbe? Non avere giocato 20 anni più tardi ed avere un conto in banca da 20 milioni di dollari l’anno.
(ride) Ma sai cosa? Si può dire di tutto e di più ed essere comunque nel giusto; pensare una cosa del genere, però, sarebbe sbagliato per un giocatore di basket. Dovresti essere davvero egoista. Quando George Mikan e Bob Cousy giocavano, guadagnavano circa 25 dollari. Quindi, chi sono io per chiedere più denaro di quello che hanno guadagnato loro?
Come ci si sente ad essere B World nella storia di basket? Ho letto che eri rimasto un po’ deluso dal fatto che i Cavaliers non avessero ritirato la tua maglia.
Sì, perché la franchigia era come una famiglia e quando sono arrivato a Cleveland c’erano letteralmente 16 persone sulle tribune. E col passare del tempo, io ed i miei compagni di squadra siamo riusciti a trasformarlo nuovamente in un tempio del basket. E per aver contribuito a quel successo, forse, avrebbero anche potuto ritirare la mia maglia.
Raccontaci cosa stai facendo in questi giorni
Sono il Coach dei giocatori in via di sviluppo dei Philadelphia 76ers. Cioè insegno a questi giovani ragazzi, che improvvisamente fanno un sacco di soldi, come reagire in determinate situazioni. Loro adesso incontrano tante nuove persone e, tra queste, tante donne. E io li aiuto a fare sempre la scelta giusta. Quindi, se i giocatori non vogliono parlare di questo con i loro allenatori, possono venire da me.Sono molto coinvolto. Sto lavorando su diversi progetti al momento, come la Comunità per le Relazioni dei Leader nei Sixers. Che comprende corsi per le scuole superiori e università e la sensibilizzazione dei giovani sulla droga e sui differenti modi di ottenere successo nella vita.
Sembri ancora in forma. Hai più giocato a basket o magari ti sei avvicinato al mondo dello streetball?
Quello che faccio io è tirare insieme alla squadra. Mi sono rotto un piede lo scorso anno, ma sono sempre là. E, a volte, quando i ragazzi giocano a metà campo e poi vogliono giocare a tutto campo, gioco con loro. Giocavo già da un po’ e li battevo. (ride) Mi dcevano:’Vieni World, puoi ancora giocare la partita dei vecchietti!’ E io rispondevo ‘No, questo è il gioco! Dovete solo imparare. E quando avrete smesso di giocare non vi accorgerete nemmeno di averlo fatto’.
E chi è il tuo giocatore preferito oggi?
Mi piace Allen Iverson e mi piace molto anche Andre Iguodala. Sta iniziando a fare sul serio proprio in questo momento.
Respiri sempre aria di Sixers
(ride) Yeah. E ‘bello stare insieme a questi ragazzi, ogni giorno. La vera cosa speciale per me con i giocatori di oggi è il tipo di rispetto che mostrano nei miei riguardi. Nessuno mi guarda dall’alto verso il basso, nemmeno la più grande stella della Lega. E questo significa molto più del denaro, per me.








