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World B Free–Un Principe a Mezz’aria Capitolo I

Un tuffo nel passato, dagli anni’70 sino ai primi inizi degli ‘80, quando il codice di abbigliamento NBA era “flashy” e “funky”, ed un giocatore è stato in grado di distinguersi più di ogni altro: World B. Free; il carisma e le magie dello streetballer nativo di Brooklyn lo hanno trasformato in una delle più colorate personalità della Lega. Ha segnato qualcosa come 18.000 punti in una straordinaria varietà di modi con Sixers, Clippers, Warriors, Cavs e Rockets e, pur essendo uno dei migliori marcatori della storia NBA, la sua grandezza è stata ben maggiore della mera somma algebrica delle sue statistiche: le sue spettacolari schiacciate, la mentalità vincente e le sue movenze lo hanno sempre collocato in un mondo a parte. Lo stile unico dell’atletica guardia di 6.2 piedi dentro e fuori dal campo ha reso World B. Free leggenda. Perché lui era quello che tutti, naturalmente, vogliono dalla vita: sapore.

Puoi portarci indietro col tempo a Brownsville e dirci come sei cresciuto e come sei diventato la persona che sei oggi?

Brownsville è un mondo a sé, come sapete, un luogo che ti forgia o ti distrugge. Quindi, o provavi ad essere qualcuno o non saresti stato nulla.Ho sempre seguito un paio di ragazzi più grandi di me e loro non mi hanno permesso di giocare a basket fino a che non sono cresciuto abbastanza. Eppure, un sacco di ragazzi che erano lì, erano molto più giovani di me; io non avevo una grande abilità a quel tempo ma, quello si, una grande elevazione per il mio tiro in sospensione. Così, i ragazzi più grandi volevano sempre insegnarmi a giocare, battermi, mettermi alla prova; mi trattavano come un rookie e io volevo iniziare ad imparare da lì. Poi, quando ho appreso, ho cominciato anche io ad insegnare ai ragazzi più piccoli.
A Brownsville c’era un solo canestro e la palla era liscia, neanche fosse quella da bowling; ed io ero semplicemente lì, ad amare il gioco. E ’stato favoloso. Dovevamo sconfiggere la neve e la pioggia per giocare e lo facevamo. Questo era Brownsville.

Quale era l’immagine del playground di New York di allora?

Beh, allora, quando perdevi una partita finiva tutto. Potevi anche non giocare di nuovo fino alle dieci di notte; il campo era affollatissimo e tutti volevano mostrare di che pasta erano fatti. C’era gente che veniva da ogni parte: noi eravamo a Brooklyn, e le persone del Bronx, Manhattan, Queens e Staton Island venivano a Browsville, ad un campo che avevamo soprannominato Park 66, perché lì è dove sono nate tutte le leggende. E tutti volevano andare in quel parco, per provare ad essere qualcuno. Ad Harlem hanno avuto Rucker Pro, noi avevamo il 66 Park.

Raccontaci chi giocava in quel parco…

Sono passati ragazzi come Jim McMillan, anche Doc ha giocato lì; ci sono stati Connie Hawkins, Nate “Tiny” Archibald: abbiamo avuto la fortuna di vedere alcuni dei migliori giocatori di sempre.

Quali altri tornei c’erano in città oltre a Rucker e a Park 66?

C’era un grande torneo al centro ricreativo St. Johns m in realtà potevi andare in qualunque campo di pallacanestro di Brooklyn e trovarlo completamente occupato. Adesso non è più così. Quando passeggi nei parchi, non vedi pià tanti ragazzi là fuori.

Non sei certamente il più alto giocatore di basket; raccontaci come hai costruito il tuo tiro per sopperire alla mancanza di centimetri.

Avevo una grande elevazione, e la sfruttavo per tirare ogni volta che portavo la palla davanti alla mia faccia, ma mi sono reso conto che quel tiro veniva stoppato ogni volta; così, ho iniziato a spostare la palla a lato della mia testa e, grazie ancora alla mia elevazione, sono riuscito ad evitare i difensori.

Ho sentito anche che avevi cominciato a tirare da una scala…

Sì, l’ho fatto con l’intento di creare una parabola più alta per il mio tiro. Ho fatto un sacco di cose del genere, perché i ragazzi di allora erano pazzeschi e, quindi, se non volevi vedere il il tuo tiro finire dall’altra parte della strada, forse era meglio prova a fare qualcosa. È una lezione che mi è servita per il resto della vita.

Probabilmente hai raccontato questa storia un milione di volte, ma vogliamo sentirla di nuovo: da dove esce il soprannome “Word”?

Da un ragazzo chiamato Herb Smith, anche lui di Brownsville: lui battezzava tutti coloro che, secondo lui, sarebbero entrati in NBA; allora lui gli dava un soprannome: è stato lui a nominare Julius “Dr. J “Erving, Connie”The awk”Hawkins, Phil” The Thrill “Sellers. Lui mi ha chiamato “All World”, perché stavo facendo una schiacciata 360 durante una partita e mi ricordo che- era un match di campionato- con circa due secondi sul cronometro mi fermai, saltai, feci un completo 360 e poi schiacciai. E Herb da solo iniziò a gridare “All World”. Da allora tutti mi chiamarono così. E questo accadde nel mio anno da Junior alla High School.

Come hai fatto, legalmente, ha cambiare il tuo nome?

“B-Free” è il nome che mi ha dato papà, così ho solamente cambiato Lloyd con “World”. Mi sono detto che, se avessi potuto giocare nel campionato con il nome che mi era stato dato, avrei avuto la speranza che il mondo sarebbe potuto essere libero un giorno.

Ed invece, c’erano una serie di movimenti in corso allora, dopo la guerra in Vietnam e la Guerra Fredda. C’era qualcosa di filosofico nel tuo nome, come era nella tradizione hippie?

No, no, no, non ero un hippy o roba di quel tipo: ero semplicemente una persona che voleva bene a tutti. Mia madre e mio padre mi hanno insegnato ad essere gentile con il mondo, non importa il colore della pelle o lo razza. E in quel momento, speravo solo che il mondo potesse essere libero. Così, quando la gente voleva parlare di me, poteva continuare a credere veramente che fosse così.

Traduzione italiana a cura di Aljosa Vella

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One Response to “World B Free–Un Principe a Mezz’aria Capitolo I”

  1. JAY says:


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