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Intervista ad Allen Iverson: Parte seconda

Guardi il mondo e pensi a tutta la negatività che lo circonda, come ti rapporti a tutto questo?
Ci sono bambini e persone che mi amano e che amo. E so che c’è un sacco di amore in questo mondo. E’ qualcosa di terribile da dire … ma credo che l’odio in questo momento superi l’amore. È una brutta cosa, ma io devo essere onesto con la mia visione del mondo. Che è questa. Nessuno vuole sentire cose belle. La gente vuole sempre sentire qualcosa di negativo. La gente vuole sentir parlare di qualche morto ammazzato o di qualche altra tragedia. Questo è ciò che colpisce l’attenzione della gente.
Gli atleti sono spesso considerati modelli da imitare: il giocatore di baseball Alex Rodriguez ha detto di aver sentito la pressione ed essere stato costretto a doparsi per migliorare le proprie prestazioni. Tu sei riuscito a capire cosa lo ha spinto a tanto?
Voglio scegliere attentamente le parole da utilizzare, perché questa è una situazione delicata e perché amo Alex Rodriguez come giocatore. Ehm … non lo so. Non so come si … non capisco come qualcuno possa fare a se stesso od al gioco in generale o ai tifosi qualcosa di simile. Voglio dire, se Dio non ti ha dato qualcosa, vuol dire che non ne avevi bisogno.
Ed ora veniamo a te - un ragazzo che è stato criticato spesso nel corso degli anni. Sei sempre stato considerato solare al 100 per cento- sei quello che sei.
E poi … un sacco di quelle critiche possono essere legate all’immaturità, a quando ero giovane. Fondamentalmente è stato questo il mio problema. Probabilmente al 99 per cento la causa è stata solo l’essere giovane, ignoravo molti aspetti e non ero abbastanza maturo per fare le cose nel modo giusto. Quando si è giovani, si crede sempre che la propria strada sia quella giusta. Ma non è mai la più giusta
Diamo un’occhiata ai premi stagionali NBA, secondo te chi è il candidato principale per l’MVP?
Non lo so. Chiunque può esserlo. Guardi tutti i roster ed i giocatori in quelle squadre, chiunque può esserlo. Non ho idea. Non ho neanche avuto tempo di iniziare a pensare chi potrebbe essere l’MVP.
Uno dei principali candidati per il Rookie of the Year è Derrick Rose. Cosa ne pensi di lui?
Impatto immediato, ha fatto un grande lavoro facendosi scivolare tutto ciò che gli è piombato addosso, nonostante tutti i riflettori puntati su di lui. Credo che stia facendo un ottimo lavoro e che possa solo migliorare. Dico sempre ai ragazzi che la cosa più importante per le persone è lasciarle crescere. Non deve avere fretta di diventare subito una superstar. Lo sarà col tempo. Aiutatelo, allenatelo. Ditegli quando ha torto e quando ha ragione, dategli una pacca sulla schiena quando è nel giusto e prendetelo a calci nel culo quando ha sbagliato. Ma credete in lui, dategli fiducia, ed andrà tutto bene.
Qual è il tuo consiglio ai giovani nel trattamento della palla?
Prendersi cura di lei. Non fare quello che ho fatto io. I giovani cercano sempre di far succedere qualcosa. Che è quello che facevo io. Ho sempre cercato di far accadere delle cose, cercando di far succedere qualcosa per me, per i miei compagni e per la mia squadra. Ma puoi avere delle difficoltà.
Quando ero giovane, ero sempre a 3000. Ero veloce, veloce, veloce per tutto il tempo. Questa è stata l’unica cosa che sapevo fare, essere più veloce di tutti gli altri. Poi ho iniziato a guardare John Stockton. E ho capito che non è necessario essere l’uomo più veloce del mondo. Hai solo bisogno di sapere quando è il caso di essere veloce e quando di rallentare, di sapere dove andare e quando fermarsi.
Questo è ciò che i giovani giocatori ignorano, perché si basano tanto solamente sulle loro capacità atletiche. Una volta arrivati a questo livello pensano che tutto sia possibile. Ma ci sono ragazzi molto più lenti di te che, però, conoscono meglio la pallacanestro. E questo è ciò su cui cerco di concentrarmi ogni giorno, adesso. Mi ritrovo a guardare partite e filmati per cercare di essere un giocatore di basket più intelligente, invece di essere solamente più atletico di tutti gli altri.
A Philadelphia hai guidato per tanto tempo la squadra. A Denver c’era Carmelo Anthony. A Detroit, ora, la cosa più interessante sarà vedere come ti adatterai. Dopo tutti questi anni, è morta l’idea che per vincere debbano costruire la squadra intorno a te?
No. Perchè sono così. Questa è la persona che conosco. Questo è il giocatore che sono. Questa è la responsabilità che ho avuto da chi mi ha dato questo talento. Sento la mia pressione su di me più di qualunque altra cosa. Credo di essere sufficientemente dotato per gestire questa responsabilità. Questo è quello che sono.
(Traduzione italiana a cura di Aljosa Vella)









Davvero bella, un AI illuminato da fari decisamente diversi e lontani rispetto a quelli di un parquèt NBA; complimenti a The Answer, all’intervistatore ed ai due traduttori…