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	<title>NBA basket blog</title>
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	<pubDate>Tue, 28 Jul 2009 13:31:49 +0000</pubDate>
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		<title>Anno nuovo, vita vecchia?</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Jul 2009 00:18:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dario</dc:creator>
		
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		<category><![CDATA[Lamar Odom]]></category>

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		<description><![CDATA[E&#8217; abbastanza naturale che, dopo aver vinto un titolo Nba, un team si appresti a lottare per difendere l&#8217;anello. Ed allora, adesso, la domanda di rito è: sono i LA Lakers i principali favoriti per la prossima stagione?
Naturalmente, tutto può ancora succedere da qui all&#8217;inizio della nuova annata. Trade, mercato dei free agent ed infortuni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; abbastanza naturale che, dopo aver vinto un titolo Nba, un team si appresti a lottare per difendere l&#8217;anello. Ed allora, adesso, la domanda di rito è: sono i LA Lakers i principali favoriti per la prossima stagione?</p>
<p>Naturalmente, tutto può ancora succedere da qui all&#8217;inizio della nuova annata. Trade, mercato dei free agent ed infortuni possono sempre mutare gli equilibri oltreoceano. Ma, per ora, le chance dei Lakers di diventare la prima squadra a bissare un titolo dal lontano 2002, non sembrano affatto poche.</p>
<p>Il roster è ancora relativamente giovane; Derek Fisher compirà i 35 ad agosto ed ha già dato prova della sua esperienza in questa stagione (Playoffs 2009: 28,4% 3PT); ma la point guard potrebbe prendere sempre più il ruolo di Steve Kerr come tiratore designato dall&#8217;arco e, mentre Jordan Farmar ha compiuto un passo indietro in questa stagione (cestisticamente, sia chiaro, visto il sorprendente risultato di Jordan alle WSOP: dai 9,1 punti nel 2007-08, però, è passato ai 6,4 punti nel 2008-09) adesso, a 22 anni compiuti, la point guard è attesa alla definitiva prova di maturità e ad una migliore comprensione della triangle offense. Poi c&#8217;è Kobe Bryant, l&#8217;unico altro giocatore ad avere varcato la soglia dei 30: senza dubbio, il suo corpo non avrà difficoltà a mantenersi in ottima forma, non conoscendo il significato del verbo rilassare. Ed ora, anche Ron Artest si è aggiunto alla combriccola dopo la partenza di Trevor Ariza, grande difensore con un inesplorato potenziale dall&#8217;arco. Ma Artest può decisamente colmare il vuoto lasciato dall&#8217;ex Magic: la questione è come sarà la convivenza tra lui e Kobe.</p>
<p>Così, a tutti gli effetti, Lamar Odom è il minore dei problemi: il free agent ha dichiarato di voler restare con i Lakers. Odom gioca quasi da point forward, togliendo spesso e volentieri le responsabilità di oltrepassare la metà campo a Fisher e Farmar. E la versatilità di Lamar è estremamente importante per il sistema di LA. Ma andato via Ariza e avendo Artest accettato molto meno denaro di quello che avrebbe potuto incassare altrove, il proprietario dei Lakers Jerry Buss ha un certo margine di manovra anche se, comunque, ogni ulteriore stipendio verrà multato con la luxury tax, essendo i gialloviola già oltre il tetto salariale consentito.</p>
<p>Nel complesso, i Lakers avranno le stesse rotazioni - se si eccettua il cambio di Artest per Ariza - ed inizieranno la stagione come i favoriti della Western Conference. E la squadra può solo migliorare grazie all&#8217;esperienza acquisita nella rincorsa al titolo 2009. E Phil Jackson è il massimo degli esperti, quando si tratta di motivare dei campioni in carica.</p>
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		<title>Kobe Bryant-Game Face</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Jul 2009 23:29:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dario</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[NBA sidenotes]]></category>

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		<description><![CDATA[Si è parlato molto durante le NBA Finals di quanto Kobe Bryant desiderasse questo titolo. Ed ancora di più è stato scritto sul tema, tra stampa e blog online. Wow, che originalità!
Il &#8220;Black Mamba&#8221; è stato così concentrato ed ha lavorato talmente tanto da disegnare sul proprio volto una nuova espressione, mai vista prima. Molti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si è parlato molto durante le NBA Finals di quanto Kobe Bryant desiderasse questo titolo. Ed ancora di più è stato scritto sul tema, tra stampa e blog online. Wow, che originalità!</p>
<p>Il &#8220;Black Mamba&#8221; è stato così concentrato ed ha lavorato talmente tanto da disegnare sul proprio volto una nuova espressione, mai vista prima. Molti giornalisti l&#8217;hanno nominata: &#8220;Game Face&#8221;.</p>
<p>La star gialloviola ha mixato una sorta di accigliamento facciale con digrignamento di denti annesso, un aspetto tutt&#8217;altro che rassicurante. Sì, forse è stata un po&#8217; di aiuto nella conquista dell&#8217;anello.</p>
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		<title>Mr Anti-Social</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Jul 2009 23:52:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dario</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[NBA sidenotes]]></category>

		<category><![CDATA[Aljosa Vella]]></category>

		<category><![CDATA[Dahntay Jones]]></category>

		<category><![CDATA[Denver Nuggets]]></category>

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		<description><![CDATA[Dahntay Jones è un difensore da applausi, almeno quando non mette a repentaglio la salute degli altri.
Bill Laimbeer, Xavier McDaniel, Dennis Rodman, Anthony Mason, Bruce Bowen e Ron Artest si sono tutti ritagliati uno spazio nella NBA come specialisti difensivi. Ed ora Dahntay Jones dei Denver Nuggets si è iscritto al gruppo! Non importa se [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Dahntay Jones</strong> è un difensore da applausi, almeno quando non mette a repentaglio la salute degli altri.</p>
<p>Bill Laimbeer, Xavier McDaniel, Dennis Rodman, Anthony Mason, Bruce Bowen e Ron Artest si sono tutti ritagliati uno spazio nella NBA come specialisti difensivi. Ed ora Dahntay Jones dei Denver Nuggets si è iscritto al gruppo! Non importa se l&#8217;avversario è strozzato (McDaniel), preso a calci (Bowen) o spinto da dietro con entrambe le mani (Jones). Ogni epoca sembra avere la sua leggendaria figura da ascrivere alla categoria &#8220;Non posso fare molto in attacco ma, di certo, posso commettere fallo&#8221;.<br />
Dahntay Jones è solo l&#8217;ultimo del folto gruppo composto dai presunti giocatori di basket che giustificano il loro posto in campo con azioni nocive per la salute altrui. Il trucco sta nello scovare la paura profusa dai loro talentuosi avversari ed insinuarla poi nelle loro menti.</p>
<p>Prendiamo, ad esempio, due azioni tipiche di Dahntay Jones&#8217; durante la finale della Western Conference contro i LA Lakers. Come principale difensore di Kobe Bryant, Jones falcidiava il Black Mamba ogniqualvolta provasse a staccarsi da lui per afferrare un rimbalzo. Anche l&#8217;arbitro più cieco nel mondo del calcio avrebbe mostrato a Jones il fatidico cartellino rosso. Ma gli arbitri Nba, invece, sembravano avere ingoiato il fischietto in Gara 4. La Lega, poi, ha revisionato il fallo sanzionandolo come flagrant, esattamente come in Gara 3. Gli uomini in grigio hanno in seguito anche esaminato la spinta a due mani di Jones su un Bryant già in aria. E ancora una volta, grazie alle riprese video, Jones è stato punito per avere commesso un fallo antisportivo.</p>
<p>Il fatto è che il fine difensore Jones non avrebbe bisogno di utilizzare queste tattiche da playground, dal momento che si sta lentamente trasformando in una delle menti più perverse della NBA. Jones ha doti atletiche superiori alla media ed è una delle shooting guards più fisiche del campionato. &#8220;La gente, adesso, nota che tipo di resistenza mentale abbia Dahntay&#8221;, ha detto Mike Fratello, ex allenatore di Jones a Memphis, oggi commento tecnico per la televisione americana.<br />
&#8220;Questi Nuggets sono cambiati, sono concentrati e difendono duro, cosa che non accadeva in precedenza. Coach George Karl presta attenzione alla fase difensiva e Dahntay è parte integrante di essa&#8221;.</p>
<p>Jones conferma le parole del suo vecchio mentore: &#8220;Sono un lottatore ed i miei avversari non gradiscono il contatto fisico. Se lasciassi segnare i miei clienti, non avrei più un lavoro. So quello che l&#8217;allenatore si aspetta da me &#8220;.</p>
<p>Questo può essere vero. Ma George Karl, sicuramente, non vuole vedere il suo miglior difensore diventare Mr Anti-Social.</p>
<p><em>Traduzione italiana a cura di Aljosa Vella</em></p>
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		<title>Kobe Bryant, il giocatore più odiato</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Jul 2009 13:39:16 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Kobe Bryant]]></category>

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		<description><![CDATA[I Lakers hanno nuovamente conquistato l&#8217;anello e, ancora una volta, i paragoni sono inevitabili. Si può pensare quello che si vuole sull&#8217;annosa questione Kobe vs MJ, ma una cosa è certa: entrambe le fazioni concordano sull&#8217;idea che MJ sia indiscutibilmente il più amato e Kobe il più odiato. Persino i più fanatici sostenitori di Kobe [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I Lakers hanno nuovamente conquistato l&#8217;anello e, ancora una volta, i paragoni sono inevitabili. Si può pensare quello che si vuole sull&#8217;annosa questione Kobe vs MJ, ma una cosa è certa: entrambe le fazioni concordano sull&#8217;idea che MJ sia indiscutibilmente il più amato e Kobe il più odiato. Persino i più fanatici sostenitori di Kobe ammetteranno di essere stati sbeffeggiati almeno una volta per la loro devozione. E senza nemmeno iniziare a nominare Michael Jordan.</p>
<p>Perchè? Non certo per l&#8217;affaire in Colorado. Kobe era già discretamente odiato anni addietro, quell&#8217;episodio ha solamente gettato altra benzina sul fuoco. E dimentichiamoci anche la favoletta che il migliore dei migliori è sempre detestato perché uccide tutti i sogni di gloria altrui. Kobe non è amato nemmeno nella propria città. Recentemente ho incontrato delle persone a Los Angeles che non sono andate alla parata organizzata dopo il trionfo nelle Finals perché letteramente allergici al numero 24 gialloviola. Quindi, seriamente: vi è mai capitato di incontrare un tifoso dei Bulls che non trovasse quantomeno simpatico Michael Jordan?</p>
<p>Kobe Bryant è il giocatore più odiato della Lega. Ok, è vero che la sua maglia è la più venduta. Ma anche la bandiera americana viene spesso acquistata per essere poi bruciata. Sono immancabili i thread dal titolo &#8220;Odio Kobe&#8221; in ogni forum di basket. E, statisticamente, su un campione di dieci appassionati di basket, almeno cinque di loro sono Kobe haters.</p>
<p>Riesco a capire il motivo per cui non piaccia ai propri compagni di squadra. Immaginate di avere 17 anni ed ottenere il vostro primo lavoro, come ad esempio l&#8217;addetto alle vendite in una catena di negozi di elettronica. Nessuno si aspetta chissà che cosa da voi. Siete fondamentalmente un piccolo pezzo di un grande ingranaggio. Inoltre, siete il più giovane tra tutti quelli che prestano servizio lì e tutti, naturalmente, si aspettano che abbiate bisogno di un po&#8217; di tempo per abituarvi. Ed effettivamente, la maggior parte delle persone pensa anche che fallirete. Quante volte potreste sentire la fatidica frase &#8220;Sarebbe stato meglio se avessi continuato a studiare&#8221;?<br />
Immaginate allora  se dopo appena un mese diceste al vostro capo che, anche se avete solo 17 anni, non solo un giorno sarete il miglior venditore nel negozio, ma di tutta la catena. Davanti ai colleghi, giurate che rimarrete fino a tardi ogni sera per carpire più informazioni possibili su ogni prodotto. In realtà, chiunque potrebbe pensare are questa cosa. Ma voi tentate di convincere i colleghi più anziani a rimanere fuori orario insieme a voi. Volete portare la compagnia ad un nuovo livello, il più alto. Avete finito la scuola da un mese. Persino i vostri genitori hanno dovuto firmare il vostro contratto. </p>
<p><strong>Testo</strong> Roland Lazenby</p>
<p><em>Traduzione italiana a cura di Aljosa Vella</em></p>
<p>Come pensi che i tuoi compagni dipendenti reagirebbero se avete fatto questo? Kobe ha fatto e ha compiuto ciò che egli si proponeva di fare! Con carichi di duro lavoro, è diventato il migliore in magazzino e le migliori della catena. Scordatevi di odio o amore. Ha guadagnato almeno il nostro rispetto.</p>
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		<title>World B Free-Un Principe a Mezz&#8217;Aria Capitolo IV</title>
		<link>http://www.fivemag.it/interview/world-b-free-un-principe-a-mezzaria-capitolo-iv/</link>
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		<pubDate>Sat, 18 Jul 2009 15:33:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dario</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Interview]]></category>

		<category><![CDATA[Aljosa Vella]]></category>

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		<category><![CDATA[Bubba Chuck]]></category>

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		<category><![CDATA[k1x]]></category>

		<category><![CDATA[Kobe Bryant]]></category>

		<category><![CDATA[The Answer]]></category>

		<category><![CDATA[World B Free]]></category>

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		<description><![CDATA[Sei il giocatore con probabilmente il più grande nickname nella storia della NBA, chi pensi abbia il miglior soprannome della Lega oggi?
Mi piace quello di Allen, &#8216;The Answer&#8217;. Quando ha messo piede nella Nba, gli chiesero come veniva chiamato. Ha detto &#8216;Alcuni mi chiamano Bubba Chuck. Alcuni dei miei amici mi chiamano The Answer, perché [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Sei il giocatore con probabilmente il più grande nickname nella storia della NBA, chi pensi abbia il miglior soprannome della Lega oggi?</strong></p>
<p><em>Mi piace quello di Allen, &#8216;The Answer&#8217;. Quando ha messo piede nella Nba, gli chiesero come veniva chiamato. Ha detto &#8216;Alcuni mi chiamano Bubba Chuck. Alcuni dei miei amici mi chiamano The Answer, perché quando sono in campo rispondo ad ogni chiamata. &#8216;E da allora, per tredici anni è stato soprannominato così ed io lo adoro.</em></p>
<p><strong>Hai detto l&#8217;altro giorno di aver giocato con Joe &#8220;Jelly Bean&#8221; Bryant e che Kobe si aggregava spesso agli allenamenti della squadra. Puoi svelarci qualcosa di più sul giovane 24 gialloviola?</strong></p>
<p><em>A quel tempo Kobe era un freshman alla High School e giocava con noi quando ci mancava qualcuno. Conoscevo già Kobe, perché lo avevo visto alla Lower Merion High School. Quindi sapevo del suo talento. Ma quello che non sapevo era come era diventato bravo a giocare in Italia, dove affrontava un sacco di ragazzi più grandi di lui. Poi lui giocava con suo padre, ogni giorno. E suo padre era solito batterlo al campetto. Kobe avrebbe potuto superarlo ma Joe non glielo permetteva, riempiendolo di falli. E io dicevo &#8216;Ma dai, questo è fallo!&#8217; E Kobe continuava sempre a giocare. Capivo che stava per nascere qualcosa di veramente speciale, perché non piangeva, nè si lamentava minimamente. E anche il resto del nostro team lo sapeva bene. Se li metteva in tasca. Tutti, a parte forse Vernon Maxwell, credevano in Kobe.<br />
</em><br />
<strong>Dimmi perché lo stile è importante nel basket. Cosa hanno in comune stile e basket?</strong><br />
<em><br />
Vedi, è come un grande uno contro uno tra due grandi giocatori di basket. Stai parlando dei Michael Jordan, dei Magic Johnson, dei Larry Bird, dei World B Free di questo mondo. Quello che facevamo era scendere in campo e giocare con stile. Stile, dentro e fuori dal campo. Ed ecco perché è importante quello che indossi. Quindi, che tu sia sul parquèt o per strada, la gente percesce che ti distingui dagli altri.</em><br />
<strong><br />
Vuoi dire che Allen Iverson è il World B Free di oggi perché ha lanciato un nuovo stile di gioco?</strong></p>
<p><em>Vorrei dire che Allen Iverson potrebbe essere un World B Free odierno per quello che ha dato al basket - oltre a quello che ha fatto fuori. Lui è un&#8217;icona per i giovani. I suoi vestiti e il modo in cui li indossa, le trecce in campo. Ha il suo stile.</em></p>
<p><strong>Quante scarpe hai in casa?</strong><br />
<em><br />
(pensa) Direi più di un migliaio di paia.</em><br />
<strong><br />
Hey, quanto spazio hai?</strong></p>
<p><em>Beh, non ne occupano molto. Ho una di quelle case pulite e una scarpiera dove basta premere un pulsante per farla girare fino a quando non incontro il paio che voglio. Me l&#8217;ha fatta un mio amico e direi che ha fatto davvero un buon lavoro.</em></p>
<p><strong>Hai giocato in Nba per tutti gli anni &#8216;60 fino all&#8217;inizio del 80ies e hai sempre dominato la Lega con il tuo stile. Che tipo di reazioni hai ricevuto per lo stile di World B Free?</strong></p>
<p><em>Sono stato sempre un trendsetter. Quando vedevo qualcuno indossare roba che mi piaceva, ho sempre cercato di riprodurla poi in modo diverso. Se qualcuno, ad esempio, portava i calzini alti o bassi, io li indossavo a metà. Non ho mai voluto assomigliare a qualcuno. Volevo essere World B Free. E volevo che la gente dicesse &#8216;Wow, Se World B Free indossa qualcosa, deve essere per forza qualcosa di diverso&#8217;. Questo è quello che volevo la gente pensasse di World B Free.</em></p>
<p><strong>Indossavate catene d&#8217;oro anche durante le partite. Dammi onestamente il tuo parere sul dress code NBA.</strong></p>
<p><em>Il mio parere in merito non conta nulla. Ma credo che oggi i giocatori dovrebbero indossare giacca e cravatta. Quando sei un professionista e ti presenti in pubblico, devi vestirti di conseguenza. Tornato a casa dopo la partita, poi, puoi rilassarti ed indossare qualcosa di più comodo. Ma quando sei in pubblico, è necessario prestare attenzione al fatto che ci sono anche i bambini ad osservarti.<br />
</em><br />
<strong>Come hai reagito quando hai saputo che la k1x diversi anni fa voleva creare tutta la linea basandosi su di te?<br />
</strong><br />
<em>La prima volta che loro sono venuti da me ero estasiato. Poi, ogni volta che le compagnie venivano, qualcosa era cambiato. Un giorno, mio figlio mi disse &#8216;papà, sarebbe bello avere la propria linea personalizzata di scarpe. Dovresti andare avanti fino in fondo. &#8216;E un anno più tardi la K1X mi offrì una seconda possibilità per portare avanti le miei idee, sino all&#8217;All Star Game di Philly nel 2002. Lo sapete, la bontà di Dio si manifesta nei modi più disparati. Credo che sia una grande cosa, perché, come ho detto, sono un ragazzo elegante, un trendsetter. E cerco di portare il meglio. E questo è ciò che ha fatto K1X, il meglio.</em></p>
<p><strong>Foto:</strong> <em>Steve Boyle</em></p>
<p><strong>Intervista:</strong> Niels Jäger &#038; Christian Trojan</p>
<p><em>Traduzione italiana a cura di Aljosa Vella</em></p>
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		<title>World B Free–Un Principe a Mezz&#8217;aria Capitolo III</title>
		<link>http://www.fivemag.it/interview/world-b-free-%e2%80%93-un-principe-a-mezzaria-capitolo-iii/</link>
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		<pubDate>Fri, 17 Jul 2009 15:19:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dario</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Interview]]></category>

		<category><![CDATA[Bob Cousy]]></category>

		<category><![CDATA[Fred Carter]]></category>

		<category><![CDATA[George Gervin]]></category>

		<category><![CDATA[George Mikan]]></category>

		<category><![CDATA[Iceman]]></category>

		<category><![CDATA[World B Free]]></category>

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		<description><![CDATA[Chi è stato il miglior giocatore che hai affrontato? Hai detto che MJ ti ha elencato come uno degli avversari più difficili contro cui ha giocato, quali sono i tuoi?

George &#8220;Iceman&#8221; Gervin è stato uno dei migliori giocatori che io abbia mai affrontato. Quando rollava, ovvero ogni partita, poteva segnarti anche 50 punti in faccia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Chi è stato il miglior giocatore che hai affrontato? Hai detto che MJ ti ha elencato come uno degli avversari più difficili contro cui ha giocato, quali sono i tuoi?<br />
</strong><br />
<em>George &#8220;Iceman&#8221; Gervin è stato uno dei migliori giocatori che io abbia mai affrontato. Quando rollava, ovvero ogni partita, poteva segnarti anche 50 punti in faccia - senza praticamente lasciar trasparire alcuna goccia di sudore sul corpo: questo è il motivo per cui lo chiamano &#8220;The Iceman&#8221;. Mi ricordo che, a tale proposito, una volta gli chiesi delucidazioni e lui mi disse: &#8216;World, ne ho appena segnati 60 e non sono nemmeno sudato.&#8217; (Ride)</em></p>
<p><strong>Che significa la tua affermazione &#8220;i passaggi non sono pagati&#8221;.</strong></p>
<p><em>Uhh, l&#8217;ho ascoltata la prima volta da Fred Carter. Quando ero un rookie lui è venuto da me dicendomi: Rook, lascia che ti dica qualcosa. In questo campionato, i passaggi non sono pagati. E questo mi bloccava non appena calpestavo un campo di pallacanestro. Non era una mia teoria, però. Lo è divenuta col tempo. Potrebbero esserci tranquillamente cinque ragazzi liberi, e lui ancora oggi non gli passerebbe la palla. (ride)</em></p>
<p><em>Quanta fiducia avevi, quando giocavi?</em></p>
<p><em>Molta. Sapevo che avrei potuto prendermi un tiro contro chiunque su un campo da basket, grazie alla mia elevazione e alle mie abilità in palleggio. Potevo andare indifferentemente a sinistra o a destra. Avevo molta fiducia nel mio gioco offensivo.</em></p>
<p><strong>Se pensi alla tua carriera, sei stato un All Star ed una delle più grandi stelle della NBA. Hai qualche rammarico? Pensi di essere stato capito dai fan e dai media nel modo in cui avresti voluto?</strong></p>
<p><em>Non ho rimpianti. Se dovessi fare tutto da capo, credimi, rifarei tutto esattamente alla stessa maniera, perché so in che modo ho aiutato gente come Michael Jordan, Allen Iverson o Magic Johnson a diventare quello che sono. Anche se magari non lo ammeteranno mai. Ma il motivo per cui lo dico è che quando io tiravo 20 volte a partita, mi davano dello sparatutto. Oggi ragazzi come i 3 sopracitati tirano anche 30 o 40 volte per gara e sono chiamati grandi giocatori perché segnano 25 punti di media. E questo li aiuta ad uscire dall&#8217;anonimato e gli evita il pericolo incombente di essere chiamati sparatutto, come me ai tempi. Io ho contribuito alla causa e mi sento decisamente soddisfatto.<br />
</em><br />
<strong>Dici di non avere alcun rammarico per la tua carriera&#8230; a me sai cosa mi dispiacerebbe? Non avere giocato 20 anni più tardi ed avere un conto in banca da 20 milioni di dollari l&#8217;anno.</strong></p>
<p><em>(ride) Ma sai cosa? Si può dire di tutto e di più ed essere comunque nel giusto; pensare una cosa del genere, però, sarebbe sbagliato per un giocatore di basket. Dovresti essere davvero egoista. Quando George Mikan e Bob Cousy giocavano, guadagnavano circa 25 dollari. Quindi, chi sono io per chiedere più denaro di quello che hanno guadagnato loro?</em><br />
<strong><br />
Come ci si sente ad essere B World nella storia di basket? Ho letto che eri rimasto un po&#8217; deluso dal fatto che i Cavaliers non avessero ritirato la tua maglia.</strong></p>
<p><em>Sì, perché la franchigia era come una famiglia e quando sono arrivato a Cleveland c&#8217;erano letteralmente 16 persone sulle tribune. E col passare del tempo, io ed i miei compagni di squadra siamo riusciti a trasformarlo nuovamente in un tempio del basket. E per aver contribuito a quel successo, forse, avrebbero anche potuto ritirare la mia maglia.</em></p>
<p><strong>Raccontaci cosa stai facendo in questi giorni<br />
</strong><br />
<em>Sono il Coach dei giocatori in via di sviluppo dei Philadelphia 76ers. Cioè insegno a questi giovani ragazzi, che improvvisamente fanno un sacco di soldi, come reagire in determinate situazioni. Loro adesso incontrano tante nuove persone e, tra queste, tante donne. E io li aiuto a fare sempre la scelta giusta. Quindi, se i giocatori non vogliono parlare di questo con i loro allenatori, possono venire da me.</em><em>Sono molto coinvolto. Sto lavorando su diversi progetti al momento, come la Comunità per le Relazioni dei Leader nei Sixers. Che comprende corsi per le scuole superiori e università e la sensibilizzazione dei giovani sulla droga e sui differenti modi di ottenere successo nella vita.</em></p>
<p><strong>Sembri ancora in forma. Hai più giocato a basket o magari ti sei avvicinato al mondo dello streetball?</strong></p>
<p><em>Quello che faccio io è tirare insieme alla squadra. Mi sono rotto un piede lo scorso anno, ma sono sempre là. E, a volte, quando i ragazzi giocano a metà campo e poi vogliono giocare a tutto campo, gioco con loro. Giocavo già da un po&#8217; e li battevo. (ride) Mi dcevano:&#8217;Vieni World, puoi ancora giocare la partita dei vecchietti!&#8217; E io rispondevo &#8216;No, questo è il gioco! Dovete solo imparare. E quando avrete smesso di giocare non vi accorgerete nemmeno di averlo fatto&#8217;.<br />
</em><br />
<strong>E chi è il tuo giocatore preferito oggi?</strong></p>
<p><em>Mi piace Allen Iverson e mi piace molto anche Andre Iguodala. Sta iniziando a fare sul serio proprio in questo momento.</em></p>
<p><strong>Respiri sempre aria di Sixers</strong></p>
<p><em>(ride) Yeah. E &#8216;bello stare insieme a questi ragazzi, ogni giorno. La vera cosa speciale per me con i giocatori di oggi è il tipo di rispetto che mostrano nei miei riguardi. Nessuno mi guarda dall&#8217;alto verso il basso, nemmeno la più grande stella della Lega. E questo significa molto più del denaro, per me.</em></p>
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		<title>World B Free-Un Principe a Mezz&#8217;aria Capitolo II</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Jul 2009 13:22:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dario</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<category><![CDATA[B World Free]]></category>

		<category><![CDATA[Barkley]]></category>

		<category><![CDATA[Chocolate Thunder]]></category>

		<category><![CDATA[Connie Hawkins]]></category>

		<category><![CDATA[Darryl Dawkins]]></category>

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		<category><![CDATA[Magic Johnson]]></category>

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		<category><![CDATA[Philadelphia 76ers]]></category>

		<category><![CDATA[Spud Webb]]></category>

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		<description><![CDATA[Cosa ne pensi di tutta questa commercializzazione dello streetball? Tutti gli interessi dello sport sembrano solamente diretti verso i giornali e la raccolta di sponsor, oggigiorno.
La NBA e lo streetball sono due giochi completamente diversi. I giocatori di streetball hanno i loro propri talenti. Ma il livello di attenzione che ricevono attualmente aiuta alcuni di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Cosa ne pensi di tutta questa commercializzazione dello streetball? Tutti gli interessi dello sport sembrano solamente diretti verso i giornali e la raccolta di sponsor, oggigiorno.</strong></p>
<p><em>La NBA e lo streetball sono due giochi completamente diversi. I giocatori di streetball hanno i loro propri talenti. Ma il livello di attenzione che ricevono attualmente aiuta alcuni di loro ad entrare nella lega. Che è una buona cosa.<br />
</em><br />
<strong>Sei stato professionista in un periodo dove era difficile non trovare difficoltà, a volte: compagni di squadra che fumavano e bevevano nello spogliatoio. Ma oggi, invece, stai insegnando ai bambini ad evitare quelle cose; non ti sentivi, allora, di essere dalla parte sbagliata della barricata?</strong></p>
<p><em>Diciamo che le tentazioni erano sempre lì ma io non ero praticamente nessuno, arrivavo da Brownsville e stavo giocando le mie prime due stagioni da pro. Così, quando ho dato un&#8217;occhiata a tutti quei ragazzi sono stato forte abbastanza da capire che quella roba non era per me. Mi sono detto: &#8216;Ce la farò&#8217;. Così, ho giocato 13 anni in NBA.</em></p>
<p><strong>Il campionato di oggi è molto diverso da allora, per l&#8217;appunto: gente che fumava durante le partite&#8230;parlaci di quel periodo.</strong></p>
<p><em>Sì, hai ragione. Quando ero un rookie con i Philadelphia 76ers c&#8217;erano birre in spogliatoio e gente che effettivamente fumava lì dentro. Allora era completamente diverso ma nel mio anno da freshman ho giocato con alcuni dei più grandi giocatori di sempre, anche se alcuni di loro erano già sulla trentina. E facevano le cose che facevano ed io non riuscivo a capire come. Ma, senza dubbio, avevano dedizione per il gioco.</em></p>
<p><strong>Hai giocato con alcuni dei più interessanti personaggi di sempre, vorrei sapere che cosa ti passa per la mente quando senti questi nomi.</strong></p>
<p><em>Oh, oh.</em><br />
<strong><br />
Iniziamo con Julius</strong><br />
<strong><br />
Julius Erving era un giocatore di basket speciale. Se dovessi mostrare a un bambino una persona come esempio di quello che ha fatto su un campo da basket, quella persona sarebbe Julius Erving.</strong><br />
<strong><br />
Darryl Dawkins</strong><br />
<em><br />
Il carattere. E anche uno dei migliori amici che ho avuto nel mondo della pallacanestro. Grande uomo, grande persona, è stato il primo che ho conosciuto a mettere piede su &#8220;Lovetron&#8221;. Sicuramente non ne avrete mai sentito parlare prima nel mondo del basket, fino a quando Darryl Dawkins non è venuto fuori dal liceo ad affibbiare i nomignoli: choke-your-mother-jumpshot  e cose del genere. Un grande.<br />
</em><br />
<strong>Charles Barkley?</strong></p>
<p><em>Lui era un tipo diverso. Charles Barkley è stato la bestia dell&#8217;est. Se non era alla sua maniera, non c&#8217;era maniera.</em></p>
<p><strong>E tutti avevano paura di lui.</strong></p>
<p><em>Sì, ti avrebbe stroncato</em></p>
<p><strong>Parlaci della ruota quando eri con i 76ers</strong></p>
<p><em>Hey, sai che stai parlando di qualcosa di veramente speciale adesso? Voglio dire, la gente impazziva se si perdeva una ruota dei  Sixers. Non c&#8217;era partita in cui mancasse. The World sarebbe stato il primo. Dopo, veniva Darryl Dawkins con la Chocolate Thunder Dunk. Boom. E poi Doc staccava dalla lunetta. Boom. Poi io lanciavo la palla al vetro e finivo con un tomahawk. La Layup line era il nostro marchio di fabbrica ogniqualvolta arrivavamo a palazzo. Abbiamo avuto anche alcuni ragazzi che avrebbero potuto fare delle schiacciate incredibili. La ruota da sola era uno spettacolo di schiacciate.</em></p>
<p><strong>Come pensi che sarebbe finita una sfida tra i cinque migliori giocatori della tua epoca contro il miglior quintetto odierno?</strong><br />
<em><br />
Credo che i migliori cinque giocatori della mia era possano tranquillamente sbarazzarsi dei ragazzi di oggi. E non lo sto solo dicendo perchè ho fatto parte di quei tempi: credo che eravamo più fisici, più abili nel gioco e in quello che abbiamo dimostrato sul campo; oggi si affronta il basket in modo un po&#8217; diverso. Non sto dicendo non ci sia alcun talento là fuori, anzi. Ce ne sono un sacco. Ritengo semplicemente che lo skill factor sia diverso.</em></p>
<p><strong>Sei stato uno dei giocatori che hanno portato lo Slam Dunk nella NBA, ma chi ha preso il tuo testimone e chi non ti piace guardare, oggi, quando si tratta di spettacoli aerei?</strong></p>
<p><em>Dei miei tempi, Julius naturalmente, e Michael Jordan. Mi piaceva anche Connie Hawkins, ma anche ragazzi più piccoli come Spud Webb che spuntavano fuori e creavano l&#8217;inverosimile dall&#8217;alto dei loro 5.7 piedi. Ho guardato un sacco di giocatori diversi e tutti loro cercavano di aggiungere qualcosa di diverso nelle loro schiacciate.</em><br />
<strong><br />
Hai anche giocato nella stessa lega di Mike, quindi hai visto giocare più generazioni: eri lì sia in quella di Erving che in quella di Jordan; com&#8217;era MJ?</strong></p>
<p><em>Come potete ben immaginare, è stato uno dei più grandi giocatori di sempre. Nei suoi primi quattro anni in campionato io e Michael eravamo testa a testa. Nel suo libro &#8220;Come Fly with Me&#8221;, gli è stato chiesto chi rispettasse di più nella Lega e lui disse B World Free. Questo è stato un vero onore per me. Lui che parla di me in quel modo e, per di più, nel suo libro: potete leggerlo. (ride) Sapevo che stava facendo qualcosa di speciale mentre lo guardavo. Lo stesso successe con Magic Johnson: stavo giocando ancora quando il 32 gialloviola fece il suo ingresso nella Nba, lo devastai il giorno del debutto. Ma sapevo che avrebbe fatto qualcosa di veramente speciale.</em></p>
<p><strong>Stavo proprio per chiedertelo: Magic era il Rookie più atteso a fare il suo ingresso nella Nba e nella sua prima partita ne segnasti 46 contro di lui. Qualcuno ha pensato &#8220;molto rumore per nulla&#8221;?</strong></p>
<p><em>No, no. Io non pensavo così; ero ancora un bel cervo in quel momento. Quando le persone cercano qualcosa da qualche parte, non vanno mai a vedere altrove. Così volli catturare la loro attenzione. Sono stato un underdog in quel momento &#8230;decisamente pericoloso.</em></p>
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		<title>World B Free–Un Principe a Mezz&#8217;aria Capitolo I</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Jul 2009 23:57:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dario</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Interview]]></category>

		<category><![CDATA[Aljosa Vella]]></category>

		<category><![CDATA[Brownsville]]></category>

		<category><![CDATA[Herb Smith]]></category>

		<category><![CDATA[Park 66]]></category>

		<category><![CDATA[World B Free]]></category>

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		<description><![CDATA[Un tuffo nel passato, dagli anni&#8217;70 sino ai primi inizi degli &#8216;80, quando il codice di abbigliamento NBA era &#8220;flashy&#8221; e &#8220;funky&#8221;, ed un giocatore è stato in grado di distinguersi più di ogni altro: World B. Free; il carisma e le magie dello streetballer nativo di Brooklyn lo hanno trasformato in una delle più [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un tuffo nel passato, dagli anni&#8217;70 sino ai primi inizi degli &#8216;80, quando il codice di abbigliamento NBA era &#8220;flashy&#8221; e &#8220;funky&#8221;, ed un giocatore è stato in grado di distinguersi più di ogni altro: <em>World B. Free</em>; il carisma e le magie dello streetballer nativo di Brooklyn lo hanno trasformato in una delle più colorate personalità della Lega. Ha segnato qualcosa come 18.000 punti in una straordinaria varietà di modi con Sixers, Clippers, Warriors, Cavs e Rockets e, pur essendo uno dei migliori marcatori della storia NBA, la sua grandezza è stata ben maggiore della mera somma algebrica delle sue statistiche: le sue spettacolari schiacciate, la mentalità vincente e le sue movenze lo hanno sempre collocato in un mondo a parte. Lo stile unico dell&#8217;atletica guardia di 6.2 piedi dentro e fuori dal campo ha reso World B. Free leggenda. Perché lui era quello che tutti, naturalmente, vogliono dalla vita: sapore.</p>
<p><strong>Puoi portarci indietro col tempo a Brownsville e dirci come sei cresciuto e come sei diventato la persona che sei oggi?</strong></p>
<p><em>Brownsville è un mondo a sé, come sapete, un luogo che ti forgia o ti distrugge. Quindi, o provavi ad essere qualcuno o non saresti stato nulla.</em><em>Ho sempre seguito un paio di ragazzi più grandi di me e loro non mi hanno permesso di giocare a basket fino a che non sono cresciuto abbastanza. Eppure, un sacco di ragazzi che erano lì, erano molto più giovani di me; io non avevo una grande abilità a quel tempo ma, quello si, una grande elevazione per il mio tiro in sospensione. Così, i ragazzi più grandi volevano sempre insegnarmi a giocare, battermi, mettermi alla prova; mi trattavano come un rookie e io volevo iniziare ad imparare da lì. Poi, quando ho appreso, ho cominciato anche io ad insegnare ai ragazzi più piccoli.</em><br />
<em>A Brownsville c&#8217;era un solo canestro e la palla era liscia, neanche fosse quella da bowling; ed io ero semplicemente lì, ad amare il gioco. E &#8217;stato favoloso. Dovevamo sconfiggere la neve e la pioggia per giocare e lo facevamo. Questo era Brownsville.</em></p>
<p><strong>Quale era l&#8217;immagine del playground di New York di allora?</strong></p>
<p><em>Beh, allora, quando perdevi una partita finiva tutto. Potevi anche non giocare di nuovo fino alle dieci di notte; il campo era affollatissimo e tutti volevano mostrare di che pasta erano fatti. C&#8217;era gente che veniva da ogni parte: noi eravamo a Brooklyn, e le persone del Bronx, Manhattan, Queens e Staton Island venivano a Browsville, ad un campo che avevamo soprannominato Park 66, perché lì è dove sono nate tutte le leggende. E tutti volevano andare in quel parco, per provare ad essere qualcuno. Ad Harlem hanno avuto Rucker Pro, noi avevamo il 66 Park.</em></p>
<p><strong>Raccontaci chi giocava in quel parco&#8230;</strong></p>
<p><em>Sono passati ragazzi come Jim McMillan, anche Doc ha giocato lì; ci sono stati Connie Hawkins, Nate &#8220;Tiny&#8221; Archibald: abbiamo avuto la fortuna di vedere alcuni dei migliori giocatori di sempre.</em></p>
<p><strong>Quali altri tornei c&#8217;erano in città oltre a Rucker e a Park 66?</strong></p>
<p><em>C&#8217;era un grande torneo al centro ricreativo St. Johns m in realtà potevi andare in qualunque campo di pallacanestro di Brooklyn e trovarlo completamente occupato. Adesso non è più così. Quando passeggi nei parchi, non vedi pià tanti ragazzi là fuori.</em></p>
<p><strong>Non sei certamente il più alto giocatore di basket; raccontaci come hai costruito il tuo tiro per sopperire alla mancanza di centimetri.</strong></p>
<p><em>Avevo una grande elevazione, e la sfruttavo per tirare ogni volta che portavo la palla davanti alla mia faccia, ma mi sono reso conto che quel tiro veniva stoppato ogni volta; così, ho iniziato a spostare la palla a lato della mia testa e, grazie ancora alla mia elevazione, sono riuscito ad evitare i difensori.</em></p>
<p><strong>Ho sentito anche che avevi cominciato a tirare da una scala&#8230;</strong></p>
<p><em>Sì, l&#8217;ho fatto con l&#8217;intento di creare una parabola più alta per il mio tiro. Ho fatto un sacco di cose del genere, perché i ragazzi di allora erano pazzeschi e, quindi, se non volevi vedere il il tuo tiro finire dall&#8217;altra parte della strada, forse era meglio prova a fare qualcosa. È una lezione che mi è servita per il resto della vita.</em></p>
<p><strong>Probabilmente hai raccontato questa storia un milione di volte, ma vogliamo sentirla di nuovo: da dove esce il soprannome &#8220;Word&#8221;?</strong></p>
<p><em>Da un ragazzo chiamato Herb Smith, anche lui di Brownsville: lui battezzava tutti coloro che, secondo lui, sarebbero entrati in NBA; allora lui gli dava un soprannome: è stato lui a nominare Julius &#8220;Dr. J &#8220;Erving, Connie&#8221;The awk&#8221;Hawkins, Phil&#8221; The Thrill &#8220;Sellers. Lui mi ha chiamato &#8220;All World&#8221;, perché stavo facendo una schiacciata 360 durante una partita e mi ricordo che- era un match di campionato- con circa due secondi sul cronometro mi fermai, saltai, feci un completo 360 e poi schiacciai. E Herb da solo iniziò a gridare &#8220;All World&#8221;. Da allora tutti mi chiamarono così. E questo accadde nel mio anno da Junior alla High School.</em><br />
<strong></p>
<p>Come hai fatto, legalmente, ha cambiare il tuo nome?</strong></p>
<p><em>&#8220;B-Free&#8221; è il nome che mi ha dato papà, così ho solamente cambiato Lloyd con &#8220;World&#8221;. Mi sono detto che, se avessi potuto giocare nel campionato con il nome che mi era stato dato, avrei avuto la speranza che il mondo sarebbe potuto essere libero un giorno.</em></p>
<p><strong>Ed invece, c&#8217;erano una serie di movimenti in corso allora, dopo la guerra in Vietnam e la Guerra Fredda. C&#8217;era qualcosa di filosofico nel tuo nome, come era nella tradizione hippie?</strong></p>
<p><em>No, no, no, non ero un hippy o roba di quel tipo: ero semplicemente una persona che voleva bene a tutti. Mia madre e mio padre mi hanno insegnato ad essere gentile con il mondo, non importa il colore della pelle o lo razza. E in quel momento, speravo solo che il mondo potesse essere libero. Così, quando la gente voleva parlare di me, poteva continuare a credere veramente che fosse così.</em></p>
<p><em>Traduzione italiana a cura di Aljosa Vella</em></p>
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		<title>Bargnani and the city which doesn&#8217;t need anything</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Jul 2009 13:51:43 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[NBA sidenotes]]></category>

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		<description><![CDATA[Anche nell&#8217;anno da Rookie, Bargnani era rimasto isolato dalla maggior parte della squadra; trascorreva il tempo soprattutto con lo spagnolo Jorge Garbajosa, vecchio compagno di squadra ai tempi di Treviso e unico a masticare un po&#8217; di italiano. A casa, l&#8217;appassionato di calcio guardava via satellite le partite della sua Lazio, sentendosi un po&#8217; meno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Anche nell&#8217;anno da Rookie, Bargnani era rimasto isolato dalla maggior parte della squadra; trascorreva il tempo soprattutto con lo spagnolo Jorge Garbajosa, vecchio compagno di squadra ai tempi di Treviso e unico a masticare un po&#8217; di italiano. A casa, l&#8217;appassionato di calcio guardava via satellite le partite della sua Lazio, sentendosi un po&#8217; meno lontano da casa.<br />
La Zanini ha raccontato che sia <strong>Marco Belinelli </strong>a San Francisco che <strong>Danilo Gallinari</strong> a New York hanno affrontato in maniera completamente opposta la loro avventura al di fuori dell&#8217;Italia: &#8220;<em>Loro sono figli della globalizzazione, hanno sempre sognato di vivere negli Stati Uniti</em>&#8220;. Ma a differenza loro, Bargnani viene da Roma, la Città Eterna, quella che, come dicono gli americani, &#8220;doesn&#8217;t need anything&#8221;. E&#8217; normale per Andrea provare scarso interesse verso la sua nuova casa di Toronto, nonostante tanti immigrati lì abbiano lasciato il segno e, tra i 2,5 milioni di abitanti di Toronto, circa 200.000 siano madrelingua italiani. Toronto, inoltre, ha sempre recitato un ruolo di primo piano nel basket professionistico italiano: nel 1946, infatti, l&#8217;italo-canadese <strong>Henry Biasatti</strong> è stato il primo giocatore straniero di basket a diventare professionista negli Stati Uniti, giocando con i Toronto Husky nella BAA; nel 1995, poi, i Raptors firmarono <strong>Vincenzo Esposito</strong>. Ma sia Esposito e che <strong>Stefano Rusconi</strong>, approdato ai Phoenix Suns nel 1995, dovevano essere il modello a cui Bargnani non si sarebbe dovuto ispirare, secondo la Zanini: &#8220;<em>Sono stati i perfetti esempi di atleti italiani che non hanno combinato nulla all&#8217;estero, proprio perché sentivano &#8220;saudade&#8221;  della &#8216;La Dolce Vita&#8217;</em>&#8220;; il Diablo, infatti, veniva scarrozzato in giro per Toronto dalla ragazza, perché aveva troppa paura di guidare da solo o di mettere benzina. E i generosi Suns elargirono a &#8220;Rusco&#8221; un contratto di tre anni che, in Italia, destò infinite risa in quanto tutti, nel Bel Paese, erano a conoscenza dell&#8217;etica del lavoro alquanto lassista del centro. Rusconi fu colpito a Phoenix dalla nostalgia di casa e lasciò la Nba dopo aver giocato solo sette volte in maglia Suns. Entrambi, Esposito (39 anni) e Rusconi (41), hanno ancora sgranchito le gambe nell&#8217;ultima stagione -, pur ripensando spesso a &#8220;ciò che sarebbe potuto essere&#8221;.</p>
<p><strong>Andrea e la coltre di sicurezza</strong></p>
<p>Certo, il solo confronto possibile tra Andrea Bargnani ed il duo Esposito-Rusconi è sulla mentalità italiana - non certo sulle capacità cestistiche; Chiara Zanini è convinta di come il lento ambientamento nel nuovo mondo abbia influito sullo sviluppo del potenziale di Andrea.</p>
<p>Il momento decisivo è stata l&#8217;estate 2008: Jermaine O&#8217;Neal arriva a Toronto come nuovo centro, segno chiaro ed inequivocabile del fallimento di Andrea; l&#8217;ex trevigiano ha subito realizzato in fretta che poteva essere relegato ad un ruolo di secondo piano alle spalle di O&#8217;Neal e Bosh e così, giusto per iniziare, si è presentato al training campo ad Ottawa con quasi otto chili in più. Durante le vacanze, Andrea aveva aggiunto massa muscolare e si era messo a completa disposizione dell&#8217;assistente Coach dei Raptors Gordon Herbert: per la prima volta, Bargnani sembrava finalmente pronto a dire la sua sotto i tabelloni americani: &#8220;<em>L&#8217;ho sfiancato durante gli allenamenti, per vedere come avrebbe reagito</em>&#8220;, ha dichiarato un soddisfatto O&#8217;Neal. &#8220;<em>E non ha avuto paura</em>&#8220;. E l&#8217;Head Coach Sam Mitchell aveva lanciato un messaggio chiaro: niente tiri da 3. &#8220;<em>Nè prima, nè durante, nè dopo gli allenamenti; insomma, mai</em>&#8221; ha detto Mitchell. Era quasi come portare via la coperta a Linus.</p>
<p>Ed Andrea non avrebbe consentito a nessuno di levargli la sua arma preferita: l&#8217;ultima stagione ha tirato 3,7 volte per gara con un ottimo 41%; Bargnani ha abbandonato i blocchi per tornare ad essere un&#8217;ala a tempo pieno dopo il licenziamento di Mitchell, con il quale il lungo italiano non è mai andato troppo d&#8217;accordo. &#8220;<em>Adesso gioca con più fiducia e semplicità</em>&#8221; ha detto Gherardini dopo il cambio in panchina.</p>
<p>Ora che il punto interrogativo sull&#8217;allenatore è stato tolto con l&#8217;estensione del contratto di Jay Triano, la questione principale rimane il futuro di Bargnani: Andrea sembra non gradire il ruolo di centro sin quando Chris Bosh sarà a Toronto. &#8220;<em>Devo solo fare del mio meglio</em><em>, on ho la sfera magica</em>&#8220;. Dall&#8217;enigma romano, bisogna aspettarsi di tutto.</p>
<p><em>Traduzione italiana a cura di Aljosa Vella</em></p>
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		<title>Un raggio di luce nelle tenebre</title>
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		<pubDate>Sun, 12 Jul 2009 17:31:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dario</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[NBA sidenotes]]></category>

		<category><![CDATA[Aljosa Vella]]></category>

		<category><![CDATA[Andrea Bargnani]]></category>

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		<category><![CDATA[Chiara Zanini]]></category>

		<category><![CDATA[Dino Meneghin]]></category>

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		<description><![CDATA[Contro i Bulls, Bargnani ha segnato 28 punti nella vittoria per 134-129. Nemmeno Chicago, dunque, è riuscita a risolvere il Bargnigma, esattamene come nell&#8217;altra gara disputata in quel di gennaio. Poco dopo, è stato quasi naturale per Andrea registrare un career high da 31 punti. 
Ma la vittoria contro i Bulls, che valse il settimo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Contro i Bulls, Bargnani ha segnato 28 punti nella vittoria per 134-129. Nemmeno Chicago, dunque, è riuscita a risolvere il Bargnigma, esattamene come nell&#8217;altra gara disputata in quel di gennaio. Poco dopo, è stato quasi naturale per Andrea registrare un career high da 31 punti. </p>
<p>Ma la vittoria contro i Bulls, che valse il settimo posto nella griglia playoff, era arrivata troppo tardi: l&#8217;unica franchigia canadese della NBA aveva mancato la post season di 6 vittorie, dopo aver disputato per due stagioni consecutive i playoff.<br />
&#8220;<em>Tante piccole cose non sono andate nel verso giusto</em>&#8220;, ha detto Calderon. Dopotutto, forse, non erano poi così piccole. Tra le tante, l&#8217;esperimento fallito con Jermaine O&#8217;Neal, i numerosi infortuni e le deprecabili prestazioni in campo. Anche il cocco dei media Chris Bosh non è stato risparmiato quando la sua ex-ragazza aveva sporto denuncia contro di lui poichè non pagava gli alimenti del loro figlio minore.</p>
<p><strong>Barlume di speranza nelle tenebre</strong></p>
<p>Un barlume di speranza nella disastrosa annata di Toronto è stata l&#8217;esplosione di Andrea Bargnani: &#8220;<em>Il rendimento di Andrea negli ultimi tre mesi è stato quello che avevamo sempre sognato</em>&#8220;, ha detto l&#8217;uomo che lo ha scoperto, <strong>Maurizio Gherardhini</strong>. Il braccio destro del GM Bryan Colangelo incappò in un Bargnani 16enne, al tempo militante nella Stella Azzurra di Roma. Lì, vide un adolescente con grande personalità che dominava i campionati minori e si guadagnava la convocazione nella nazionale italiana junior, dove era stato soprannominato &#8220;Big Bargna&#8221;. Gherardhini spinse poi Andrea alla Benetton Treviso, dove la giovane ala non tardò a trasformarsi in uno dei più grandi talenti in Europa, sotto la guida di Ettore Messina.</p>
<p>Bargnani ha vinto due Coppe Italia con la <strong>Benetton Treviso</strong> ed ha contribuito attivamente nel 2006 al sesto ed ultimo titolo nazionale dei trevigiani, con 15,3 punti e 7,1 rimbalzi per gara, a soli 19 anni vincendo anche, nello stesso anno, il premio come miglior giovane giocatore dell&#8217;Euroleaga.</p>
<p>Ovviamente, appena sbarcato in America le aspettative erano enormi per Andrea, considerato il più grande talento prodotto dalla pallacanestro italiana dai tempi del leggendario Dino Meneghin. Gherardini si era trasferito a Toronto, grazie all&#8217;antica amicizia che lo legava a Colangelo, all&#8217;inizio dell&#8217;estate 2006. E qualche settimana dopo, Andrea lo aveva seguito in Canada, divenendo il primo giocatore europeo ad essere scelto con la pick numero 1. Ma era stato quello sbagliato?</p>
<p>Durante la seconda, orribile, stagione di Bargnani, qualcuno lo paragonò a <strong>Matt Bonner</strong>, grande specialista, incredibile tiratore ma senza nessuna vera abilità difensiva; almeno, però, nessuno poteva negare che il ragazzo si estraniasse dalla lotta. Un tifoso dei Raptors un po&#8217; umoristicamente scrisse, su un forum, di volere una fusione di Bargnani e Bonner: &#8220;<em>Mattdrea Bongnani, micidiale da tre punti, gran lavoratore, buon trattatore di palla, catturatore di rimbalzi nonchè mangiatore di ravioli</em>&#8220;.</p>
<p><strong>Colpito e affondato</strong></p>
<p>Bargnani è stato profondamente colpito dalle critiche e, ancora oggi, non ha mai perdonato i giornalisti per i tanti pezzi critici scritti su di lui in patria. &#8220;<em>Il suo rapporto con i media italiana è orribile</em>&#8220;, ha dichiarato la giornalista nostrana <strong>Chiara Zanini</strong>. Bargnani raramente concede interviste ai suoi compatrioti. Lei vide lo vide per la prima volta all&#8217;età di 14 anni, mentre Andrea giocava un torneo con la nazionale italiana giovanile a Milano; la giornalista giunse durante il secondo tempo della partita contro il Venezuela e ricorda esattamente le prime giocate live della stella dei Raptors: &#8220;<em>Fece tutto da solo, con un parziale di 16 punti in 4 minuti</em>&#8221; ci confida la Zanini che, da allora, ha sempre seguito la carriera di Andrea. Anche durante il terribile anno da Sophomore, di tanto in tanto rilasciava interviste s Chiara: &#8220;<em>l&#8217;orgoglio di Andrea gioca un ruolo fondamentale; da giovane ha vinto tutto e, di conseguenza, non sa cosa sia la sconfitta</em>&#8220;. E da Toronto in avanti, l&#8217;ala ha cominciato a perdere quella fiducia che all&#8217;inizio tanto aveva eccitato la dirigenza dei Raptors: &#8220;<em>Gli atleti italiani sono tra i più viziati al mondo</em>&#8220;, aggiunge la Zanini, &#8220;<em>rovinati dalla dolce vita italiana e dallo stato VIP di cui godono ovunque ogni volta che tornano a casa</em>&#8220;. Immaginate Andrea aggirarsi nei pressi di Treviso alla guida di una grande BMW, magari in compagnia di una bella donna. &#8220;<em>Andrea è il tipico italiano a cui manca la pasta ed ha bisogno di tornare a casa dai suoi amici, perché è sicuro che nessun altro riuscirebbe a capirlo</em>&#8220;, aggiunge la Zanini; una volta colpito dalle critiche, Andrea chiude tutto il mondo fuori dalla stanza.</p>
<p>(<em>Traduzione italiana a cura di Aljosa Vella</em>)</p>
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